La preadolescenza

Il concetto di preadolescenza è relativamente recente: da anni si parla di adolescenza, ma di quel periodo di mezzo, tra i 9 ed i 14 anni, in cui i bambini si trasformano in adolescenti si è parlato poco nonostante presenti già segni e sintomi di un grande cambiamento che coinvolge i bambini e le loro famiglie e che porta alla ricerca di nuovi equilibri e significati per l’intero nucleo familiare.

La preadolescenza è un primo momento di passaggio dalla dipendenza dal mondo degli adulti ad una condizione di semiautonomia in cui il bambino è chiamato a svolgere dei ben precisi compiti di sviluppo evolutivo che gli richiedono un grande impegno, fatica e stress. Parallelamente, per i genitori, inizia un periodo emotivamente molto faticoso, che culminerà con l’adolescenza, in cui si sperimentano forti emozioni perlopiù spiacevoli di rabbia, frustrazione, impotenza e rifiuto. I toni si alzano, i bambini si ribellano e forse per la prima volta i genitori provano emozioni “negative” di grandi intensità verso i figli, a tratti non li riconoscono più si sentono spiazzati e inadeguati.
Il primo compito di sviluppo evolutivo a cui i bambini sono chiamati è quello di imparare a relazionarsi con i coetanei sia dello stesso sesso che di sesso opposto.  La preadolescenza, in effetti, è il momento “dei pari” ovvero un periodo in cui è fondamentale per il bambino essere inserito in maniera positiva all’interno dei gruppi che fanno parte della sua vita: la classe, il gruppo di amici esterni, l’eventuale gruppo dell’attività sportiva. Il problema è che il gruppo è sì un luogo di crescita, ma impone severe regole proprie e se non si rispettano si è esclusi da esso. E questo per i ragazzi è una minaccia grandissima, in quanto la costruzione di relazioni con i pari, l’appartenenza ad un gruppo e la sperimentazione all’esterno del contesto familiare favoriscono la definizione dell’identità personale e sociale del ragazzo attraverso un continuo processo di confronto e rispecchiamento. Come prima costruivano la propria identità attraverso lo sguardo amorevole dei genitori, ora si ricostruiscono più grandi attraverso lo sguardo dei pari ed è per questo che per loro è fondamentale essere come gli altri nell’abbigliamento, nella pettinatura, nel trucco, nei comportamenti, nel linguaggio, nelle frequentazioni.
COSA PUÒ FARE IL GENITORE?

  • È ORA DI CAMBIARE IL VASO: Potremmo paragonare il ruolo di genitore al mestiere del giardiniere che, periodicamente, in base alla crescita della pianta, deve cambiare il vaso in cui questa cresce, fornendo un contenitore della misura giusta per poter contenere e proteggere le radici, ma abbastanza grande affinché esse possano espandersi. Educativamente parlando, in preadolescenza, è ora di “cambiare il vaso” ovvero di passare da uno stile educativo che aveva come obiettivo la protezione del “cucciolo” ed un minimo di promozione dell’autonomia, ad uno stile educativo in cui si riconosce e si accetta che il figlio cominci ad essere in grado di “fare da solo”. 
  • PARENTAL MONITORING: che sostanzialmente significa “stare sul pezzo”, ovvero essere genuinamente interessati ed informati sulla vita concreta ed affettiva dei figli, ma alla giusta distanza: abbastanza lontani affinché i ragazzi non si sentano oppressi dal nostro controllo, ma abbastanza vicini da assicurarsi che l’evoluzione proceda nel modo giusto e per intervenire ed aggiustare il tiro se si percepiscono dei pericoli imminenti all’orizzonte.

Il secondo compito evolutivo del preadolescente è accettare lo sviluppo del proprio corpo. Si entra in preadolescenza con un corpo da bambini e se ne esce con uno da adulti. Obiettivi di questa profonda ristrutturazione interna ed esterna sono la creazione della propria identità maschile o femminile attraverso la consapevolezza di un corpo sessuato e potenzialmente generativo.
Questo è il periodo della comparsa delle prime mestruazioni per le bambine e della prima eiaculazione per i maschietti con tutto quello che comporta il collegamento con l’argomento della sessualità: le paure, le conoscenze, le curiosità, le fantasie, i “sentito dire”.. spesso il corpo si sviluppa prima che i ragazzi siano attrezzati per gestirlo e devono comunque accettare in tempi rapidi quello che succede dentro e fuori di loro e farlo proprio e, ancora una volta, questo si ottiene attraverso lo specchio ed attraverso lo sguardo degli altri.
COSA PUÒ FARE IL GENITORE?

  • ACCETTARE DI ESSERE MESSI IN DISCUSSIONE come punto di riferimento per l’immagine che il figlio vuole dare di sé agli altri e pensare che è una fase che passa.
  • ESSERE COMUNQUE UN FARO DI RIFERIMENTO: da adesso inizia un periodo in cui i genitori dovranno essere come un faro in mezzo alla tempesta, che viene attaccato periodicamente dalle onde, talvolta anche molto alte e violente, ma che sa che la tempesta finirà e non si sposta e continua a fare luce verso la giusta direzione.

Il terzo compito di sviluppo evolutivo che devono adempiere i ragazzi è quello di conseguire un’autonomia emotiva dagli adulti.  Lo sviluppo di un pensiero critico, le maggiori capacità cognitive ed emotive permettono al preadolescente di mettere in discussione “a tutto tondo” i genitori che perdono le loro caratteristiche di onnipotenza e assoluta autorevolezza. Freud parlava di “caduta degli Dei”ovvero di quel momento in cui i figli si rendono conto che i genitori sono esseri umani, fallibili, imperfetti e con i loro limiti. E a questo il ragazzo reagisce, sanamente, distanziandosi e rifiutandoli: gli adulti di riferimento dicono e fanno sempre cose sbagliate, li fanno innervosire ed arrabbiare molto più spesso, sono accusati spesso di essere fuori tempo e fuori luogo.
COSA PUÒ FARE IL GENITORE?

  • NON INTERPRETARE LE REAZIONI DEL BAMBINO come un attacco personale, ma come sani e maldestri tentativi di distaccarsi dalla dipendenza dal mondo adulto;
  • NON SENTIRSI MINACCIATI da tutto questo e mantenere comunque un contatto affettivo, emotivo e comunicativo con il figlio.
  • TENERE SEMPRE E COMUNQUE APERTA LA COMUNICAZIONE cogliendo i momenti in cui il ragazzo ha voglia di comunicare.

Un quarto compito di sviluppo evolutivo della preadolescenza è scoprire i propri valori e formarsi una propria coscienza etica. Il preadolescente deve di confrontarsi con nuovi contesti e nuovi soggetti, adulti e coetanei, che sono portavoci di altri sistemi valoriali. Deve osservare e sperimentare nuove idee, comportamenti e valori per arrivare alla costruzione di un punto di vista personale sul mondo e sulla realtà che lo circonda.  
COSA PUÒ FARE IL GENITORE?

  • NON AVER PAURA dell’esplorazione e del cambiamento
  • LASCIARE MOMENTI VUOTI, tutti da riempire e sperimentare a modo suo.

Articolo a cura della dottoressa
Anna Carrozzi
Psicologa Psicoterapeuta a Imola

Ambiti d'intervento

  • Psicoterapia individuale
  • Consulenza e Counselling
  • Sostegno Psicologico
  • Sostegno alla genitorialità
  • Metodo Gordon Genitori Efficaci
  • Relazione di Coppia Efficace
  • Corsi di formazione e supervisione
  • Gruppi d'incontro

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Dott.ssa Anna Carrozzi Psicologa Psicoterapeuta
Imola

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Iscritta all’Albo Professionale degli Psicologi dell'Emilia Romagna n. 2051
Laurea in Psicologia Clinica e di Comunità
P.I. 02142721204

 

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